Il capofrazione Luigi Filippo Daniele presenta le osservazioni al piano ex Faena Marmi: sotto accusa impatti su viabilità, ambiente e qualità urbana.
Dalle osservazioni al PUA ex Faena Marmi emergono criticità su traffico, standard urbanistici e pianificazione. Il capofrazione Daniele: «Manca una visione sistemica della città»
BELLUNO – Un asse viario già oggi sotto pressione e un futuro urbanistico che rischia di aggravare una situazione al limite. È questo il quadro tracciato da Luigi Filippo Daniele, capofrazione di Baldenich, che ha depositato le osservazioni al Piano urbanistico attuativo relativo all’area ex Faena Marmi, lungo il corridoio di via Vittorio Veneto – via Tiziano Vecellio.
«Quello che sta accadendo lungo questo asse – afferma Daniele – non ha precedenti nella storia recente della pianificazione urbanistica cittadina».
Il riferimento è a una serie di interventi definiti “massicci”, destinati secondo il capofrazione a incidere in modo diretto sulla viabilità e, di conseguenza, sulla qualità dell’aria e sulla vivibilità del quartiere.
Tra sviluppo e criticità
Nel suo intervento, Daniele : «Qualcuno lo chiamerà sviluppo – osserva – ma qui il rischio è che si perda completamente una visione organica della città».
Il piano riguarda un’area con destinazione urbanistica C.RT (residenziale-terziaria), e si colloca su un livello diverso rispetto ad altri interventi come quello dell’ex area Agip, almeno dal punto di vista della destinazione urbanistica di zona. Tuttavia, secondo il capofrazione, emergono criticità rilevanti sul piano della pianificazione complessiva, delle compensazioni urbanistiche e delle opere di urbanizzazione.
I numeri del traffico
Tra i punti più rilevanti delle osservazioni depositate vi è l’impatto sulla mobilità. Via Vittorio Veneto registra già oggi circa 27 mila veicoli al giorno. Le simulazioni contenute nella relazione trasportistica allegata al piano indicano possibili incrementi significativi dei tempi di percorrenza e delle code, fino a scenari che prevedono aumenti dei tempi anche del 75% nelle ore di punta, mentre la lunghezza delle code risulterebbe quasi raddoppiata in alcuni nodi critici, in particolare in prossimità della rotatoria dell’ex area Agip fino alla rotonda della Veneggia. A incidere sarebbe il traffico indotto dal nuovo comparto, stimato in circa 165 veicoli all’ora nelle fasce più congestionate, per un totale di 2 700 spostamenti al giorno, di cui più del 90% con un’automobile. Non solo: la stima del traffico indotto dal nuovo insediamento commerciale e residenziale viene ritenuta «non pienamente verificabile», con ipotesi che potrebbero sottostimare il reale carico veicolare. Le previsioni parlano di oltre 160 veicoli aggiuntivi all’ora nelle fasce più critiche.
«Siamo di fronte a un possibile collasso del sistema viario», sottolinea Daniele, che evidenzia anche i rischi per la sicurezza degli attraversamenti pedonali e l’aumento dell’inquinamento atmosferico e acustico. L’aumento dei flussi veicolari non è solo una questione di tempi di percorrenza. Le osservazioni mettono in evidenza effetti diretti sulla qualità dell’aria, sull’inquinamento acustico e sulla sicurezza stradale, in particolare per pedoni e utenti deboli. Non sono previsti interventi strutturali di potenziamento della viabilità né un rafforzamento significativo del trasporto pubblico locale. Tra le richieste avanzate, l’aumento della frequenza delle linee urbane e una maggiore integrazione tra mobilità privata e trasporto pubblico.
Verde pubblico e standard urbanistici
Altra criticità riguarda la dotazione di verde pubblico. Secondo le osservazioni, i circa 882 metri quadrati previsti risultano frammentati e privi di reale funzione sociale o ecologica, configurandosi come “verde di risulta” più che come spazio fruibile per la comunità.
«Non basta rispettare un parametro numerico – si sottolinea – il verde pubblico deve essere effettivamente fruibile e svolgere una funzione aggregativa».
Viene inoltre segnalata una incongruenza nei parametri utilizzati per il calcolo degli standard urbanistici, con valori che oscillano tra 5 e 8 metri quadrati per abitante, a fronte dei 9 metri previsti dalla normativa statale.
«Serve una visione della città»
Il nodo centrale, secondo il capofrazione, resta però politico e strategico. «Non è solo una questione tecnica – conclude Daniele – ma di visione. Qui manca un disegno sistemico del futuro della città capoluogo e una reale capacità di pianificazione territoriale».
Il cuore delle criticità sollevate riguarda la struttura stessa del piano. Il PUA del 2009, noto anche come “Belluno 2“, prevedeva la suddivisione dell’area in quattro sottoambiti (D-F-L-H) e la realizzazione in quattro stralci funzionali, con un volume massimo edificabile di circa 63.000 metri cubi, lotti “autonomamente funzionali”.
«La scelta migliore sarebbe stato operare un Masterplan (detto anche City forming) complessivo per pianificare l’intera area oggetto dell’ambito Belluno 2, e poi andare ad operare i singoli stralci, attraverso dei piani attuativi. Così come fatto si rischia di perdere la visione di unitarietà alla base della disciplina della gestione del territorio. Il rischio è quello di svuotare la funzione stessa del piano attuativo, che dovrebbe garantire coerenza e organicità nello sviluppo urbano » conclude Daniele. Una scelta che, secondo le osservazioni, rischia di compromettere il principio di unitarietà della pianificazione attuativa, trasformando di fatto il piano in una somma di interventi separati. Un’impostazione che potrebbe ridurre il controllo pubblico sulle opere di urbanizzazione e sulla loro realizzazione coordinata.
«Non siamo di fronte solo a un progetto – afferma Daniele – ma a una somma di operazioni ( Ex Agip, Ex Faena marmi, ex Bardin) che stanno ridisegnando un intero quadrante urbano senza una visione complessiva».
Da qui l’invito ai cittadini a mantenere alta l’attenzione su interventi che vengono presentati come rigenerazione urbana, ma che, secondo il capofrazione, rischiano di produrre effetti ben diversi.
Le osservazioni depositate chiedono, in sintesi, una revisione sostanziale del piano o, in subordine, l’introduzione di correttivi stringenti: garanzie sull’unitarietà dell’intervento, adeguamento degli standard urbanistici, potenziamento del trasporto pubblico e verifica approfondita dell’impatto viabilistico. Il confronto sul futuro urbanistico di Baldenich è destinato a rimanere al centro del dibattito cittadino.











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