COMITATO DI QUARTIERE BALDENICH 2024

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APPUNTI SULLA RIGENERAZIONE URBANA #001

Con oggi si da avvio ad una rubrica sull’urbanistica.

Si tratta prevalentemente di abbozzi, appunti e scritti presi e redatti nel corso di lezioni, seminari o conferenze: non sarà un qualcosa di definitivo, ma in continua evoluzione, e che spero possano dare avvio ad una visione diversa della gestione del territorio e culminare in compendio che sarà presentato nel quartiere.

Questo è il primo appunto.

Il Consumo di suolo in Veneto

Negli ultimi anni il Veneto ha continuato a registrare un’elevata copertura artificiale del territorio. Nel 2022 la regione ha consumato 739 ettari di nuovo suolo (tra nuove impermeabilizzazioni e aree urbanizzate), facendo salire la quota complessiva a 11,9% dell’intera superficie regionale. In termini percentuali netti (escluse le acque) il Veneto raggiunge l’11,88% di suolo consumato, superando di gran lunga la media nazionale (7,12%) e quella europea (4,2%). Tra le regioni italiane, solo la Lombardia (12,16%) fa peggio. Nel solo 2022 il Veneto ha consumato 1.026 ha di nuovo suolo e ne ha ripristinati 287, per un saldo netto di 739 ha.

Nel 2022 il Veneto è al 2° posto in Italia per consumo netto di suolo (739 ha), dietro alla Lombardia (908 ha).

La percentuale di suolo artificiale in Veneto (11,9% del territorio totale, 12,5% escluse acque) è fra le più alte d’Italia. Il ritmo di consumo 2022 è stato dello 0,34% in Veneto, in linea con la media nazionale (0,33%). L’ Obiettivo di legge è quello di ridurre progressivamente il consumo fino ad annullarlo entro il 2050 (Legge regionale “Veneto 2050” 14/2017).

Focus sulla Provincia di Belluno

La provincia di Belluno, per la sua conformazione montuosa, ha finora un consumo complessivo molto limitato (solo il 2,9% del territorio, il valore più basso del Veneto). Tuttavia nella piccola zona pianeggiante del Bellunese (intorno alla conca di Feltre) la copertura artificiale è già del 14,4%, segno che anche lì l’urbanizzazione ha un impatto rilevante. In generale Belluno è l’unica provincia veneta che – considerando l’intero territorio – rimane sotto la soglia del 3% consumato, grazie alle ampie aree montane ancora naturali.

Il Confronto con altre regioni italiane

I dati SNPA mostrano che, a fine 2024, in 15 regioni italiane oltre il 5% del suolo è ormai artificiale, con punte massime in Lombardia (12,22%), Veneto (11,86%) e Campania (10,61%). La tabella seguente confronta le percentuali di suolo consumato in alcune realtà (dati ARPAV 2022): Regione % territorio consumato (2022)

Lombardia 12,16 %

Veneto 11,88 %

Campania 10,52 %

Media Italia 7,12 %

Media UE 4,2 %

In valori assoluti, le regioni con il maggior consumo annuo nel 2024 sono state l’Emilia-Romagna (circa 1.000 ha netti, per lo più suolo “reversibile” ripristinabile in futuro) seguita da Lombardia, Puglia, Sicilia e Lazio. Anche in confronto europeo il Veneto è purtroppo tra le regioni con più suolo perso, confermando la necessità di interventi di rigenerazione.

Alcuni Esempi virtuosi di rigenerazione urbana

Sono numerosi i progetti in Veneto e in altre Regioni che dimostrano come recuperare edifici o aree dismesse e restituire spazi verdi alla comunità. Ecco alcuni casi significativi:

1. Museo M9 a Mestre (Venezia). In un’area del centro di Mestre a lungo inaccessibile, l’intervento M9 ha realizzato un distretto culturale integrando architetture nuove e storiche, con ampi spazi pubblici aperti. Il concorso internazionale affidò al team Sauerbruch Hutton la rigenerazione dell’area, prevedendo edifici restaurati e di nuova costruzione perfettamente integrati nel tessuto urbano, con soluzione architettoniche sostenibili. M9 è oggi considerato un modello di progetto urbano che mixa contenuti culturali, verde pubblico e sostenibilità.

2. Ex-Zenith a Vicenza. Nel 2024 il Comune di Vicenza ha approvato un piano per demolire l’ex stabilimento “Zenith” (fabbrica abbandonata da 15 anni) e sostituirlo con 3 nuovi edifici residenziali, un’area verde comune e parcheggi pubblici. L’assessore comunale ha definito l’iniziativa un “intervento di rigenerazione urbana per ridurre i buchi neri in città”, sottolineando che si tratta di recupero dell’esistente e non di nuovo consumo di suolo. Il progetto include anche percorsi pedonali e verde, ricucendo il tessuto urbano e rispondendo alla domanda abitativa locale.

3. Laboratorio di Quartiere a Padova. Nel quartiere Arcella di Padova un’area privata è stata donata per realizzare un “Laboratorio di Quartiere” affidato all’Università di Padova. Gli edifici esistenti saranno demoliti per creare un nuovo complesso su due piani: sale per workshop e incontri al secondo piano, uffici e residenze al primo. Il progetto, sostenuto da fondazioni e partner privati, è citato come esempio di rigenerazione partecipata e orientata al bene comune, che trasforma un immobile privato in un servizio pubblico aperto alla comunità.Altri casi significativi in Italia

4. Ex-Scalo Ravone (Bologna). Un ampio distretto ferroviario dismesso a Bologna è oggetto di rigenerazione urbana: il progetto Settanta7 trasformerà l’area in un grande parco urbano car-free, rifunzionalizzando sette edifici storici esistenti e piantando oltre 1.000 nuovi alberi. L’intervento (parte del programma “Città della Conoscenza”) crea una “foresta urbana” e apre l’intera area alla città con percorsi ciclopedonali, invertendo il rapporto tra aree impermeabili e permeabili (80% permeabili).

5. Rigenerazione urbana a Bologna: il progetto Settanta7 trasformerà l’ex Scalo Ravone in un distretto verde con parco pubblico car-free, recuperando gli edifici esistenti e piantando oltre 1.000 alberi.

6. Parco Dora (Torino). L’“Ex Area Spina 3” di Torino (ex stabilimenti Fiat, Michelin, ecc.) è diventata Parco Dora, un grande parco urbano inaugurato nel 2011. Il progetto, coordinato da Peter Latz, ha integrato circa 456.000 m² di giardini con la riconversione di grandi edifici industriali storici. Oggi Parco Dora è un esempio di come il verde possa rinascere in un’area industriale dismessa, diventando spazio pubblico e punto di incontro per la città.

7. Manifattura Tabacchi (Firenze). L’ex complesso industriale della Manifattura Tabacchi è stato trasformato in un nuovo “quartiere contemporaneo”. La rigenerazione (iniziata con la Factory inaugurata nel 2023) prevede spazi commerciali, uffici “green”, residenze innovative e un grande medicher centro diagnostico. La pagina comunale di Firenze la definisce “icona della rinascita urbana” della città, dove architettura, innovazione e cultura convergono per creare un’area dinamica e inclusiva. Manifattura Tabacchi sta diventando un polo culturale e tecnologico con alloggi, laboratori, atelier e ampie aree verdi.

Politiche urbane e soluzioni concrete

La pubblica amministrazione ha già messo in campo diverse misure per incentivare questi interventi di riuso e rilanciare il verde urbano:Legislazione regionale “Veneto 2050” (LR 14/2017 e 14/2019). Sono norme che impongono la riduzione progressiva del consumo di suolo fino allo zero entro il 2050, favorendo la rigenerazione dell’esistente. Introducono strumenti innovativi come i crediti edilizi da rinaturalizzazione: i volumi demoliti in area agricola possono essere “riciclati” come crediti edilizi per nuovi interventi in città, incentivando così la rinaturalizzazione dei suoli periurbani. La legge prevede anche incentivi alla demolizione di edifici incongrui e alla rimozione di manufatti fuori norma, ripristinando il suolo a prato o bosco.

Ci sono poi i Fondi regionali e i bandi pubblici. Così la Regione Veneto ha istituito un fondo specifico per la demolizione creativa: nel 2018 sono stati stanziati 200.000 € per cofinanziare interventi di demolizione di strutture degradate con ripristino naturale del suolo. Dal 2022 esistono bandi regionali (spesso nell’ambito di programmi urbanistici) per finanziare il riuso e il recupero di edifici o aree urbane dismesse (ad esempio il bando “Riuso 2022”). L’assessore regionale Marco Zecchinato ricorda che “ci sono contributi regionali” per demolire ciò che non serve, trasformarlo in funzioni sociali o restituirlo a verde, implementando un modello di sviluppo sostenibile.Piani comunali e convenzioni locali: molti Comuni hanno avviato piani operativi “ad hoc” (talvolta detti Piani dei Vuoti) per cancellare i “buchi neri” urbani. Ad esempio, Vicenza ha utilizzato una convenzione urbanistica con un privato per trasformare l’ex Zenith in residenze e verde. Comune e regione collaborano spesso con accordi pubblico-privati e con progetti partecipativi per integrare le esigenze dei cittadini: nel caso di Baldenich (Belluno) è stato sollecitato il dialogo con la cittadinanza per una vera “rigenerazione” invece di un intervento speculative (Supermercato su area FVP) . In generale, enti locali e regione promuovono la riqualificazione di aree dismesse stanziando finanziamenti e aggiornando gli strumenti urbanistici per far emergere spazi verdi e servizi nel tessuto esistente.

Opere di “rinaturalizzazione” urbana: nelle progettazioni di rigenerazione si mette grande attenzione alla creazione di aree verdi e parchi pubblici. Come illustrato dagli esempi, i nuovi piani prevedono piste ciclabili, percorsi pedonali, piazze alberate e boschi urbani anche in sostituzione di vecchie aree impermeabilizzate. Ad esempio il progetto di Bologna prevede un’ampia “Promenade verde” al posto dei binari, mentre Vicenza inserisce orti e giardini condominiali sui volumi demoliti. In sintesi, le amministrazioni si impegnano a drenare meno, depavimentare dove possibile, e a riforestare gli spazi recuperati per mitigare l’effetto isola di calore e migliorare il benessere collettivo. A dirlo non sono solo comitati o associazioni ambientaliste, ma anche la Regione stessa. L’assessore regionale Marco Zecchinato lo ha ribadito chiaramente: bisogna fermare il consumo di suolo, Rigenerare l’esistente, quindi gli edifici dismessi e ripristinare aree verdi. È una presa di posizione netta, che va finalmente nella direzione giusta. Ora però serve coerenza tra le parole e le scelte concrete, soprattutto a livello locale. È qui che entra in gioco davvero la rigenerazione urbana, la quale non significa “fare un po’ di verde” o rifare una facciata di un edificio . Rigenerazione Urbana significa individuare aree dimesse o degradate, luoghi dove prolifera la criminalità, rigenerando quegli Spazi, appunto, attraverso politiche urbanistiche di risanamento, di riqualificazione e di miglioramento, adibendo quegli spazi e quelle aree a zone territoriali dedite al sociale, inserendo spazi pubblici e servizi per la Comunità territoriale. Questo però preclude il fatto di cambiare approccio: smettere di espandere la città e iniziare a curarla. Recuperare ciò che già esiste, dare nuove funzioni sociali, culturali e pubbliche a edifici inutilizzati, restituire spazi alla comunità.In conclusione pertanto, le politiche e i progetti citati mostrano che il Veneto (e l’Italia) sta passando da un modello di “espansione a spreco” a uno di “rigenerazione sostenibile”. Gli esempi di successo evidenziano come sia possibile riempire i vuoti urbani con funzioni utili alla comunità – spazi culturali, sociali, abitativi – riducendo il consumo di nuovo suolo e restituendo aree verdi alla popolazione. Anche a Belluno, e in quartieri come il nostro di Baldenich, dobbiamo iniziare a parlare seriamente di rigenerazione urbana. Ciò vuol dire chiedersi se ha senso continuare a costruire nuovo quando abbiamo spazi abbandonati. Vuol dire immaginare edifici dismessi trasformati in centri civici, spazi per i giovani, luoghi di aggregazione, servizi pubblici di prossimità. Vuol dire più verde vero, accessibile, vissuto, e non aiuole decorative o alberelli buttati su un piazzale tanto per aggiungere qualcosa, togliendo così servizi come i parcheggi pubblici.La rigenerazione urbana non è una battaglia ideologica, ma una scelta di buon senso. Migliora la qualità della vita, rafforza la comunità, riduce il degrado e rende le città più sicure e attrattive. Continuare a consumare suolo, invece, significa scaricare i costi ambientali e sociali sulle generazioni future.Se davvero vogliamo fermare il consumo di suolo, dobbiamo iniziare dai territori, dalle scelte quotidiane delle amministrazioni locali. In sostanza meno cemento , più cura dell’esistente. Meno espansione, più rigenerazione. Il futuro delle nostre città è ora, e servono decisioni chiare e coerenti con la nostra Sostenibilità

Luigi Filippo Daniele.

#Belluno #urbanistica #consumodisuolo #Veneto

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Sono Luigi Filippo Daniele.

Benvenuto nel sito del primo comitato di quartiere di Baldenich a Belluno denominato BALDENICH 2024.

Sono il Rappresentante del Quartiere, eletto a seguito delle elezioni del Capofrazione di Baldenich svoltesi il giorno 19 novembre 2024.

Abbiamo creato il comitato per ascoltare, rappresentare ed agire nel bene del nostro quartiere e della nostra zona.

Per eventuali segnalazioni e problemi non esitare ad inviare un email oppure scrivi sulla chat whatsapp

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