Milano e la “Città Spugna”: una lezione utile anche per Belluno ( e Baldenich)
Una città che vuole stare in piedi nei prossimi vent’anni non può continuare a ragionare come se il clima fosse quello degli anni ’80.
Le piogge violente non sono più un’eccezione, le ondate di caldo non sono più un’anomalia: sono la nuova normalità. E chi amministra ha due strade: inseguire le emergenze oppure anticiparle.
Milano, su questo, ha fatto una scelta chiara.
Cos’è la “Città Spugna”
Nel capoluogo lombardo sono già 27 i cantieri attivi della cosiddetta “Città Spugna”, distribuiti in tutti i municipi. L’idea è semplice e molto concreta: togliere asfalto e cemento dove possibile, restituire spazio al suolo naturale, usare superfici drenanti e nuovo verde per assorbire l’acqua piovana invece di farla finire tutta nelle fognature. Il risultato non è solo estetico, ma è funzionale: meno allagamenti durante i temporali intensi; meno stress sulla rete fognaria; più acqua trattenuta nel terreno nei periodi di siccità; quartieri più freschi e vivibili durante l’estate. Non si tratta di aiuole decorative o interventi di facciata: è adattamento climatico, fatto con metri quadri di città ripensati e riqualificati.

Città Spugna: Come trasformare le aiuole in un antidoto contro le inondazioni
L’emergenza climatica non è più una prospettiva futura, ma una realtà con cui le nostre città devono fare i conti quotidianamente. I dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente tracciano un quadro inequivocabile: se nel 2015 in Italia si erano registrati 60 eventi meteorologici estremi, nel 2025 il numero è balzato a 376. Tra i disastri più frequenti figurano le precipitazioni intense, responsabili di allagamenti e inondazioni in centri urbani sempre più fragili.
Il problema: Città impermeabili
Perché le nostre città soffrono così tanto quando piove?
La risposta risiede sotto i nostri piedi: asfalto, cemento e superfici impermeabili hanno “tappato” il suolo urbano.
L’acqua non riesce a defluire naturalmente, sovraccaricando fognature che spesso non sono dimensionate per reggere l’intensità delle nuove precipitazioni tropicali.
La soluzione: Il modello “SuDS” e la Città Spugna
Come reagire? Non esiste una soluzione perfetta , ma esiste un approccio strategico definito Drenaggio Urbano Sostenibile (in inglese Sustainable Drainage System o SuDS). Questo modello è alla base del concetto di “Città Spugna“: un ambiente urbano poroso, verde e climaticamente reattivo.
L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: smettere di combattere l’acqua e iniziare a gestirla imitando la natura. Invece di incanalare la pioggia direttamente nelle fogne, si utilizzano infrastrutture verdi per assorbirla, filtrarla e restituirla al terreno.
Come funziona un’aiuola drenante?
Guardando la sezione tecnica di queste infrastrutture, scopriamo che non si tratta di semplice “arredo urbano”. Un’aiuola progettata secondo i criteri SuDS è un vero e proprio sistema di filtraggio composto da diversi strati:
La superficie è composta da Piante e ghiaia che assorbono e filtrano l’acqua piovana in eccesso appena tocca terra.
Gli Strati intermedi sono costituiti da Terriccio, sabbia e compost che purificano ulteriormente l’acqua mentre scende.
Infine il fondo è costituito da uno strato di ghiaia permette all’acqua di penetrare nel sottosuolo profondo, ricaricando la falda acquifera.
Questo meccanismo riduce il rischio di allagamenti in superficie e, contemporaneamente, crea riserve idriche sotterranee preziose per mitigare future crisi di siccità.
Questo approccio è stato ribadito anche nelle osservazioni presentate alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del PUA dell’area ex AGIP, dove è stata richiesta esplicitamente l’adozione di un piano SuDS operativo, con volumi di ritenzione, riduzione del deflusso e gestione degli eventi meteorici estremi.
Oltre la sicurezza: Benefici per la comunità
I vantaggi di trasformare le città in “spugne” vanno ben oltre la prevenzione delle alluvioni. Come mostrano i progetti di riqualificazione urbana, questi interventi portano benefici a 360 gradi come ad esempio l’abbassamento delle temperature, infatti il verde riduce le isole di calore urbane.Riguardo alla Biodiversità: si creano habitat per insetti impollinatori e piccola fauna.
Un miglioramento della qualità della vita: gli spazi risultanti dalla “depavimentazione” (la rimozione dell’asfalto) diventano luoghi di aggregazione sociale. Immaginate orti comunitari condivisi, aree gioco, piste ciclabili affiancate da bioswales (canali naturali di scolo) e spazi per mercati rionali.
Adottare un approccio multi-rischio e integrare la natura nel tessuto urbano non è solo una scelta ingegneristica, ma un passo necessario per proteggere le nostre infrastrutture e migliorare la vivibilità delle nostre città.

Perché riguarda anche Belluno (e Baldenich)
Qualcuno potrebbe dire: “Milano è Milano, Belluno è un’altra cosa”. Vero, solo in parte. Le dimensioni cambiano, ma i problemi no.
Belluno è una città circondata dal verde e non presenta lo stesso livello di impermeabilizzazione di Milano. Tuttavia, anche nella nostra realtà prealpina dobbiamo fare i conti con gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici: piogge intense, eventi estremi, ondate di calore e criticità nella gestione delle acque. Essere un territorio verde non ci rende immuni: significa, anzi, che dobbiamo proteggere e valorizzare questa risorsa con scelte urbanistiche più lungimiranti e resilienti.
Anche a Belluno vediamo piogge sempre più violente e concentrate (Vaia 2018) , tombini intasati, strade e marciapiedi che diventano fiumi o conche d’acqua , aree verdi spesso mal tenute, troppo asfalto e troppo poco suolo permeabile.
<<Quartieri come Baldenich, attraversati da assi viari importanti e con spazi pubblici spesso pensati decenni fa, sono particolarmente esposti. Continuare a rifare marciapiedi e parcheggi nello stesso modo di sempre non risolve il problema. L’esperienza della “Città Spugna” ci dice una cosa molto chiara: amministrare significa fare scelte che funzionano quando arrivano i problemi veri da risolvere . Bisogna progettare strade e piazze che drenano acqua; aumentare il verde urbano dove serve, non solo dove “sta bene” e perché è bello ; pensare agli spazi pubblici come vere infrastrutture climatiche; investire oggi per evitare danni (e costi) domani. Come Comitato di Quartiere Baldenich24 non stiamo parlando di cose infattibili od impossibili da realizzare , ma di un metodo che può e deve essere adattato anche alla nostra città. Piccoli interventi diffusi, concreti, pensati quartiere per quartiere. La domanda da farsi non è “quanto costa?”, ma quanto ci costerà non fare nulla. In questo scenario, il ruolo delle città capoluogo diventa sempre più centrale per il futuro dei territori>>. Luigi Filippo Daniele, Baldenich24












Rispondi